Esperimento

Laboratorio di Food Photography con Roberto Pastrovicchio

Una giornata da Adcom Bologna tra flash Profoto, set dal vivo e tethering

marzo 2026 7 minuti
Foto

Una giornata a Bologna, ospite di Adcom e Profoto Italia, per un laboratorio pratico di food photography con Roberto Pastrovicchio. Tre set dal vivo, schemi luce con flash professionali, workflow in tethering con Capture One e qualche riflessione su cosa serve davvero per fotografare il cibo.

Perché un videomaker a un corso di food photography?

Chi segue il mio lavoro sa che mi occupo principalmente di video per eventi e spettacoli dal vivo. La fotografia di food è un mondo diverso, fatto di tempi lunghi, luci controllate e attenzione maniacale al dettaglio. Esattamente l'opposto di una regia multicamera in diretta. Ed è proprio per questo che mi interessava: per uscire dalla mia zona di comfort e imparare un approccio completamente diverso alla luce e alla composizione.

Il corso: struttura della giornata

Il laboratorio si è tenuto il 19 marzo 2026 presso Adcom a Bologna, organizzato in collaborazione con Profoto Italia e Grange Srl. Docente della giornata: Roberto Pastrovicchio, fotografo professionista con oltre 20 anni di esperienza nella fotografia pubblicitaria e still life, con collaborazioni per brand come Illycaffè, Domori, Conad e Fincantieri.

La mattina è stata dedicata alla parte teorica: presentazione del metodo di lavoro di Pastrovicchio, analisi di case studies reali e una panoramica sulle diverse declinazioni della food photography, dall'editoriale all'advertising al fine art. Un aspetto che mi ha colpito è il modo in cui cerca ispirazione: osservare quello che già esiste, studiare il lavoro degli altri e poi trovare il proprio approccio. Niente formule segrete.

Tre set, tre approcci diversi

Set 1: la colazione

Il primo set era volutamente semplice: pane, fette biscottate, un bicchiere di succo. L'obiettivo era mostrare il workflow completo dall'inizio. Posizionamento delle luci, pannelli riflettenti per scaldare o schiarire zone specifiche, e poi il passaggio in Capture One in tethering. Il primo scatto è sempre con una card grigia per il bilanciamento del bianco, poi si lavora per successive correzioni di luce e regolazioni software fino al risultato desiderato. Quello che sembra un gesto semplice (muovere un pannello di 10 centimetri) cambia completamente l'atmosfera dello scatto.

Un altro strumento interessante utilizzato durante il laboratorio: le lenti tilt-shift. Inclinando il piano di messa a fuoco si guadagna profondità di campo senza dover chiudere eccessivamente il diaframma, mantenendo così la qualità ottica al massimo e una resa della luce più morbida. Su soggetti ravvicinati come piatti e bicchieri, dove a diaframmi aperti il piano di fuoco è sottilissimo, è una soluzione elegante.

Set 2: l'aperitivo

Il secondo set alzava la difficoltà: due bicchieri con ghiaccio e liquido. Qui la sfida era gestire i riflessi del flash nel vetro e le ombre prodotte dai bicchieri. Piccoli aggiustamenti nell'angolazione della luce generano risultati completamente diversi, e il vetro trasparente non perdona nulla.

Set 3: lo chef in azione

Il set più spettacolare: simulazione di uno chef che prepara la pasta, con un dettaglio delle mani che rovesciano un uovo nel mucchietto di farina. Qui è entrato in gioco il vero punto di forza dei flash Profoto Pro-B3: la durata brevissima del lampo che congela il movimento. Scatto a 1/125s con la farina sospesa in aria, perfettamente nitida. Con luci continue sarebbe impossibile ottenere lo stesso risultato senza alzare enormemente gli ISO o perdere la profondità di campo.

Il ruolo dello stylist

Un aspetto che non avevo considerato: nella food photography professionale il fotografo raramente si occupa di allestire il set. C'è una figura dedicata, lo stylist, che si occupa di tutto: studio dei materiali, scelta delle materie prime, realizzazione della scena, acquisto di fondali e props. Il fotografo arriva con la luce e la visione. Sono due mestieri complementari, ed è un dettaglio importante per capire il livello di produzione necessario per risultati veramente professionali.

Attrezzatura utilizzata

Gear & workflow
Flash
Profoto Pro-B3
Modificatori
Softbox, parabole, fresnel Profoto
Software
Capture One (tethering via cavo)
Accessori
Pannelli riflettenti, card grigia per bilanciamento bianco
Fotocamera
Sony A7R IV
Ottiche
Sony 90mm f/2.8 Macro e lenti tilt-shift

Cosa mi porto a casa

Il corso era organizzato in collaborazione con Profoto, e la componente promozionale sui loro flash c'era, inutile negarlo. Detto questo, la giornata è stata stimolante. La lezione principale è forse la più semplice: non esistono segreti. Esistono la pratica, l'osservazione e la voglia di sperimentare. La food photography richiede pazienza e precisione, qualità che nel mio lavoro abituale servono meno perché in diretta non c'è tempo per riposizionare un pannello riflettente di 10 centimetri.

È un mondo che mi incuriosisce e in cui voglio continuare a esplorare. Per ora lo metto nella categoria "competenze in costruzione": servono pratica, attrezzatura adeguata e soprattutto la possibilità di sperimentare con set propri. Ma la direzione è tracciata.

Torna al portfolio

Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2026