Una visita a una mostra sul Liberty a Brescia mi ha fatto riflettere su quanto siamo abituati a lavorare dentro formati rigidi. I pittori sceglievano le dimensioni della tela in base a ciò che volevano esprimere. Noi siamo dentro il 16:9. Una nota per ricordarmi di sperimentare.
La tela non ha aspect ratio
Domenica sono andato a vedere una mostra sul Liberty a Brescia. Tra i quadri e le sculture, una cosa mi ha colpito più delle altre: la libertà dei formati. Un dipinto strettissimo e verticale accanto a uno quasi quadrato, una scultura che si sviluppa in diagonale, un pannello decorativo che segue la forma dell'architettura. Ogni opera sceglieva le proprie dimensioni in base a ciò che voleva raccontare. Nessuno si è mai chiesto se un quadro dovesse essere 16:9.
Le gabbie che non vediamo
Nel video e nella fotografia lavoriamo dentro standard tecnici che a un certo punto smettiamo di mettere in discussione. Il 16:9 per i video, il 2:3 per le foto, il 9:16 per le storie, il 1:1 per i post. Sono nati per ragioni tecniche (lo schermo del televisore, il sensore della fotocamera, l'interfaccia di un'app) e sono diventati così normali che li trattiamo come leggi di natura. Ma non lo sono. Sono convenzioni, e le convenzioni si possono scegliere di rispettare o di ignorare.
Il valore di ciò che non ha uno schermo
C'è un motivo per cui il materiale stampato conserva una forza che il digitale fatica a replicare. Un libro che si apre a fisarmonica, un leporello, un catalogo con pagine di dimensioni diverse: sono oggetti che sfruttano lo spazio fisico come parte dell'esperienza. Non hanno un aspect ratio. Non hanno una risoluzione. Hanno un peso, una texture, un modo di occupare lo spazio che cambia a seconda di come li tieni in mano. In un'epoca in cui tutto passa attraverso schermi rettangolari tutti uguali, questa libertà non è nostalgia: è un vantaggio espressivo che il digitale non può replicare.
Una nota per me stesso
Scrivo questa riflessione più come promemoria che come lezione. Nel mio lavoro passo la maggior parte del tempo dentro i vincoli tecnici della produzione live: risoluzioni fisse, frame rate, safe area, formati di esportazione. È giusto così, è il mestiere. Ma ogni tanto serve ricordarsi che lo strumento non deve diventare il limite. Che si può scegliere un formato verticale per un video che racconta un albero. Che si può tagliare un'inquadratura in un rapporto strano perché la composizione lo chiede. Che i margini della tela, in fondo, li decidiamo noi.